18/11/2020

Origini di canoe e kayak moderni

Lorenzo Molinari © 13 novembre 2020 

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Siamo tutti d'accordo che le origini delle canoe, dei kayak e di alcuni altri mezzi a pagaia si perdano  nel tempo. Ci immaginiamo che l'uomo primitivo abbia iniziato a navigare a cavalcioni su un tronco,  poi, purtroppo, ci mancano molte tessere del mosaico con cui ricostruire la storia ma non tutte. Più  ci si avvicina ai nostri giorni, più sono disponibili. Se del trapassato remoto qualcosa si sa e, talvolta,  si hanno prove certe che ci spingono a sostenere alcune ipotesi, del passato remoto si sa parecchio  e del passato prossimo quasi tutto.  

Nel neolitico in Europa, come in gran parte del mondo, erano diffuse le piroghe scavate nei tronchi,  propulse a pertica o a pagaia a pala singola. In alcuni luoghi si preferì costruire canoe in fasci di  canne, più semplici da realizzare ma deperibili nel giro di un anno. Poi, nei paesi più avanzati,  sparirono le une e le altre ma, nel frattempo, s’iniziarono a produrre canoe aperte in legno e corteccia o in tavole di legno, ma non in Europa, dove queste canoe arrivarono solo dopo la metà  del 1800 d’importazione dal Canada, per un uso ricreativo e non lavorativo.  Le piroghe erano probabilmente di origine africana, da dove partirono le migrazioni che popolarono  la Terra e che le replicarono nelle regioni in cui si stabilirono, sempre vicine all’acqua, in quanto  fonte di vita. È possibile che alcune invenzioni siano state pensate da popolazioni in diverse parti del  mondo, senza che vi fossero tra loro contatti, e forse ciò avvenne in alcuni casi anche per le piroghe  e per le canoe aperte.  

Dalle ricerche effettuate, invece, tenderei a escludere questa possibilità per i kayak artici.  Certamente come le popolazioni artiche affinarono i loro kayak, nessun altro popolo li portò a una  tale perfezione. Ciò è attribuibile al fatto che altri popoli inventarono mezzi e sistemi di navigazione  ben più evoluti: si pensi all’invenzione dello scalmo e del remo, a quella della vela, poi all’uso del  vapore per la propulsione, così come all’impiego di tavole in legno per la costruzione di scafi e di  lamiere per la costruzione d’imbarcazioni di stazza maggiore. Pertanto sono più che comprensibili  le ragioni che portarono i popoli più evoluti tecnologicamente ad abbandonare progressivamente,  e in alcuni casi anche in tempi assai remoti, l’uso di canoe e kayak per il trasporto di merci e persone,  per la pesca e la caccia e per compiere navigazioni a lungo raggio, a differenza dei popoli artici, che  fino a quando non furono travolti dallo stile di vita occidentale, all’inizio del 1900, impiegavano  ancora kayak e umiak per svolgere alcune delle loro attività di sopravvivenza.  

Comunemente si crede che i kayak siano un’invenzione delle popolazioni artiche e sub artiche  americane. Ipotesi assolutamente falsa tanto quanto quella che le canoe siano un’invenzione dei  nativi del Nord America. I kayak delle popolazioni artiche e sub artiche americane sono di  derivazione siberiana. Le popolazioni artiche e subartiche americane, infatti, provennero per  migrazioni successive nel corso dei millenni dal nord della Siberia. Nella Siberia artica e sub artica  erano in uso i kayak, per quando non si sappia da quanto tempo. I loro kayak, come quelli Inuit e  Aleutini, erano pontati, con telai in osso/legno, ricoperto di pelli, per quanto le forme fossero diverse  da quelli dei loro omologhi nord americani, così come sono diversi tra loro anche i kayak nel Nord  America.  

I siberiani artici, ben prima degli Inuit e degli Aleutini, costruirono kayak con pelli e ossa e qualche  legno, perché non avevano a disposizione altri materiali. Tuttavia il progetto di base probabilmente  non era di loro ideazione. Molto probabilmente i kayak erano usati da popolazioni che vivevano più  a sud. Kayak, ad esempio, erano usati in tempi antichi in Turchia, di forma è analoga a quella dei  sandolini europei. I kayak del sud erano interamente in tavole di legno e le tavole di legno erano in  uso già ai tempi degli antichi egizi. Le popolazioni, migrando verso nord, si trovarono costrette a  sostituire i materiali e ad affinare il progetto in base a ciò che il luogo offriva, all'uso che ne facevano  e alle condizioni meteo e marine che incontravano. Quindi, così come i kayak non hanno avuto  origine nel Nord America, è probabile che non abbiano avuto origine neppure in Siberia …la loro  origine si perde nel tempo.  

Certamente i kayak marini europei, o meglio alcuni tra gli stili di kayak marini oggi diffusi, derivano  da quelli Inuit, come vedremo.  

I kayak artici del Nord America e in particolari quelli groenlandesi, erano noti ai balenieri europei già  dal 1500 e alcuni di questi erano stati portati in Europa per mera curiosità, talvolta rapendo pure i  kayaker, per dare spettacolo con eskimi roll. Alcuni di questi kayak finirono esposti in musei ma  niente più.  

Sull’origine del kayak da mare moderno europeo riporto alcune citazioni dall’opera sulla storia della  canoa nel mondo da me redatta dopo 4 anni di ricerche. Opera “unica” in cerca di editore per essere  pubblicata n più volumi (ora in italiano ma in fase di traduzione in inglese). “Unica” in quanto non esistono libri in nessuna lingua che trattino la storia della canoa dalle origini a oggi in modo  esaustivo; data la vastità dell’argomento e l’originalità nel trattarlo, l’opera è assai voluminosa: oltre  1.100 pagine con circa 800 fotografie storiche e spettacolari, autorizzate dai rispettivi autori.  

"Si deve aspettare il 1959 quando Kenneth Taylor, detto Ken, (che già pagaiava in mare  su kayak europei) andò a Illorsuit in Groenlandia per studiare i kayak Inuit per la sua tesi  di dottorato e riportò in Gran Bretagna un kayak locale...  

Nel 1964 un certo Duncan Winning studiò il kayak di Ken, mentre Geoffrey Blackford,  allora responsabile del settore canoa presso il Centro Calshot sul Solent, ottenne i disegni  del kayak e nel 1971 decise di costruirne uno in legno... Rispetto ai disegni originali,  aumentò la lunghezza di 9 pollici e cambiò la punta e la coda, mantenendole rialzate.  Inoltre, per ospitare le corporature europee, elevò il ponte e aumentò la dimensione del  pozzetto. Il kayak venne chiamato Anas Acuta, ovvero il nome latino dell’anatra Codone  comune...  

L’Anas Acuta suscitò grande interesse, al punto che in breve tempo venne molto  apprezzato dai kayaker del Regno Unito. Per passare dalla fase prototipale a quella  produttiva, Geoffrey Blackford coinvolse Carl Quaife e Alan Byde per realizzare gli stampi  in vetroresina e passare alla produzione dell’Anas Acuta in vetroresina.... Nel 1970 Frank  Goodman fondò a Nottingham in Inghilterra il cantiere Valley Canoe Product, conosciuto  come Valley, per produrre kayak da mare in vetroresina, e fu il primo cantiere al mondo  a produrre e commercializzare kayak specifici per il mare. Nel 1972 Valley avviò la  produzione dell’Anas Acuta su licenza di Geoffrey Blackford, Carl Quaife e Alan Byde...  

L’alpinista britannico Colin Mortlock progettò una spedizione che avrebbe impiegato  l’Anas Acuta per costeggiare i fiordi artici della Norvegia con arrivo a Nordkapp. Durante  il test del kayak, che avvenne nel 1974, circumnavigando l'isola di Skye in Gran Bretagna,  Colin Mortlock si rese conto che lo spazio per stivare il bagaglio era troppo limitato. Per  questo nel 1975 Frank Goodman progettò un nuovo kayak da spedizione che disponesse  di molto più volume, partendo dalle linee dell'Anas Acuta. Il kayak che realizzò lo chiamò  Nordkapp. Questo kayak si distingue per una chiglia a “V”, spigoli morbidi e un profilo  che richiama i kayak groenlandesi, oggi conosciuto nel mondo come The British Style. Di  questo kayak ne sono state fatte numerose versioni...".  

Questa è l'origine dei kayak da mare europei, per quanto già da molto prima i kayak fossero usati in  Europa anche per la navigazione in mare a scopo turistico ed esplorativo. Dopo l’Anas Acuta furono  progettati numerosi modelli di kayak da mare di vario tipo, che differiscono anche parecchio da  quello di partenza preso nel 1959 a Illorsuit, anche perché rispondono a esigenze diverse. Quindi si  può affermare che all'origine del kayak da mare moderni europei vi siano i kayak Inuit di Illorsuit, e  in particolare quello di Ken. Ovviamente se Ken fosse andato a svolgere la sua tesi di dottorato in  altra località, ad esempio in Siberia, oggi i kayak da mare moderni europei di origine artica sarebbero  diversi dai nostri attuali. Discorso analogo per le pagaie.  

Tuttavia ben prima che Ken andasse nel 1959 a Illorsuit si pagaiava in Europa con pagaie a doppie  pale su kayak pontati.  

All’inizio del 1900 il termine kayak non era conosciuto in Europa e queste imbarcazioni erano  chiamate con il termine generico canoe. 

Lasciando da parte i kayak da mare moderni europei, tutte le altre tipologie europee di kayak hanno  origini molteplici. Ad esempio il kayak Rob Roy di John MacGregor che influenzò per molti decenni  la progettazione dei kayak da turismo, da crociera e a vela dal 1860 in Europa, non ha nulla a che  vedere con i kayak Inuit, piuttosto John MacGregor prese ispirazione dalle derive a vela inglesi, dalle  canoe in corteccia di betulla che aveva usato nel Nord America e dalla boat-cloak dello scienziato e  velista Archibald Smith. Così come i sandolini e le périssoire non anno nulla a che fare con i kayak  Inuit, come detto in precedenza.  

Già dalla metà del 1800 in Europa erano in uso a scopo agonistico kayak moderni in legno da velocità  su acqua piatta, le cui forme è probabile derivassero da quelle delle barche da canottaggio inglesi e  dai sandolini, altro che kayak Inuit e relative pagaie!  

Tanto meno i primi kayak pieghevoli a uso fluviale avevano a che vedere con il kayak Inuit di Ken.  L’invenzione dei kayak pieghevoli precede di mezzo secolo il viaggio di Ken a Illorsuit. Klepper nel  1907 iniziò a produrre i primi kayak pieghevoli al mondo (per quanto l’invenzione non fosse sua ma  del suo amico Alfred Heurich che gliela cedette) e nel 1919 fondò la famosa ditta Klepper.  

Un secolo prima del viaggio di Ken, nel 1863, a Buda-Pest (a quei tempi le tre città Buda, Pest e  Obuda erano distinte e si fusero nel 1867 dando vita alla città di Budapest) venne disputata la prima  gara di kayak al mondo di cui si ha notizia e in cui si impiegarono sandolini di origine turca!  Andando ancora più indietro nel tempo, le prime immagini di kayak europei risalgono a circa due  secoli prima: un disegno del 1772 ritrae uno studente di Oxford in kayak con una pagaia a doppie  pale e vi sono fonti documentali anche precedenti. Purtroppo la canoa e i kayak non sono mai stati  d'interesse, per cui sono assai rare le notizie storiche anteriori al 1700.  

In conclusione le canoe aperte moderne sono di origine nord americana, nonostante l’uso di  imbarcazioni propulse con pagaia a pala singola fosse già in uso in quasi tutto il mondo, Europa  compresa. Quanto ai kayak moderni europei non sembra che siano di ispirazione Inuit, se non  limitatamente ai kayak marini ma ciò vale solo per quelli di alcuni stili dello scafo, al di là che  comunemente si pensi il contrario. Ritengo anche che sia falso affermare che i sandolini siano una  derivazione dei kayak artici, piuttosto non potrebbe essere vero il contrario? O, meglio, entrambi  potrebbero derivare da una qualche imbarcazione in tavole di legno, propulsa con pagaie a doppie  pale, ormai persa nel tempo, che presumo assomigliasse più a un sandolino che a un kayak artico.  

Oltretutto i kayak nordici sono un oggetto di nicchia, come si evince dalle vendite dei maggiori  cantieri di canoe al mondo. I più noti produttori di kayak da mare (nordici e non) sono formichine  insignificanti in termini di quote di mercato nel mondo dei kayak. Da qualche anno i kayak marini  stanno guadagnando d’interesse, soprattutto in Europa, ma le vendite riguardano quasi  esclusivamente plasticoni lunghi da 3,80 - 4,50 m. I “veri” kayak da mare, quelli da 5,00 m in su,  realizzati in materiale composito ma anche in polietilene o in altre plastiche termoformabili, per  quanto registrino volumi di vendita in crescita, sono sempre più di nicchia percentualmente, in  quanto il mercato della canoa in genere è in continua espansione. I numeri assoluti parlano chiaro:  per i “veri” kayak da mare si parla, a esagerare, di poche migliaia di pezzi all’anno, per le altre  tipologie di molte centinaia di migliaia.  

Lorenzo Molinari  

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